Principio di cassa e principio di competenza: caratteristiche, differenze e applicazione nel regime forfettario

Principio di cassa e principio di competenza: caratteristiche, differenze e applicazione nel regime forfettario

Principio di cassa e principio di competenza: caratteristiche, differenze e applicazione nel regime forfettario

Se hai una partita IVA, sei titolare di un’impresa o stai valutando di avviare un’attività, molto probabilmente ti sarai trovato di fronte a questi due termini: principio di cassa e principio di competenza. Spesso vengono citati dal commercialista, compaiono nei software gestionali o emergono durante la dichiarazione dei redditi ma non sempre è chiaro cosa significhino davvero e, soprattutto, quali conseguenze pratiche abbiano sulla tua gestione fiscale.

Molti professionisti e titolari di PMI, infatti, si chiedono se, ai fini fiscali, si tenga conto della data di emissione della fattura o di quella del pagamento. Specialmente nei periodi a cavallo della fine dell’anno, può esserci qualche incertezza se l’incasso va ad influenzare il reddito dell’anno vecchio o di quello nuovo.

In questo articolo vedremo in modo semplice la distinzione tra i due concetti e le loro applicazioni.

Due principi, una scelta.

Quando si gestisce un’attività economica — che si tratti di uno studio professionale, di una ditta individuale o di una società — è necessario stabilire quando un ricavo o un costo “entra” ufficialmente nella contabilità e, di conseguenza, nel calcolo delle imposte.

Esistono due criteri principali per farlo:

  • il principio di competenza, che guarda al momento in cui nasce il diritto o l’obbligo economico;
  • il principio di cassa, che guarda al momento in cui il denaro entra o esce concretamente.

Sembra una distinzione sottile, ma le implicazioni sono tutt’altro che marginali: possono cambiare l’anno in cui paghi le tasse su un determinato ricavo, influenzare la pianificazione della liquidità e, nel caso del regime forfettario, persino determinare la persistenza o meno all’interno del regime agevolato.

La legge stabilisce dei criteri chiari che vanno applicati in base al tuo regime contabile e non è possibile scegliere liberamente quale principio applicare.

Professioniste con la calcolatrice alla scrivania che ragionano sul principio di cassa e di competenza

Cos’è il principio di cassa

Il principio di cassa stabilisce che un ricavo o una spesa contano fiscalmente solo nel momento in cui avviene realmente l’incasso o il pagamento.

In parole semplici, il compenso viene tassato nel momento in cui è disponibile sul conto corrente e la spesa viene considerata nel momento in cui viene emesso il pagamento.

Questo principio viene utilizzato principalmente da professionisti, freelance, lavoratori autonomi, ditte individuali e società di persone in regime di contabilità semplificata (con ricavi annui fino a 400 mila euro se svolgono prestazioni di servizi o 700 mila euro negli altri casi) e, in generale, da chi opera con un regime forfettario.

Con il principio di cassa il criterio è più immediato e la contabilità più snella: contano solo i ricavi effettivamente incassati e i costi effettivamente pagati nel corso dell’anno.

Cos’è il principio di competenza

Il principio di competenza funziona in maniera diversa e prevede che il risultato economico derivi dalla differenza tra ricavi e costi di un determinato periodo. Questo permette di rappresentare la situazione economica reale dell’azienda in un dato momento.

Secondo questo principio, ogni transazione economica va registrata seguendo il periodo di riferimento per le imposte, indipendentemente dal momento in cui avviene l’effettivo incasso o pagamento.

Nel caso, ad esempio, degli e-commerce e delle vendite online, l’emissione della fattura è contestuale al pagamento dell’ordine effettuato o al termine del servizio. 

Il principio di competenza è obbligatorio per tutte le imprese in contabilità ordinaria come le società di capitali (s.p.a., s.r.l., cooperative), le ditte individuali e le società di persone con ricavi superiori a 400 mila euro se svolgono servizi o 700 mila euro negli altri casi,

Differenza tra il ricavo e il costo di competenza

Il ricavo di competenza fa riferimento al valore della vendita di determinato bene o servizio all’interno del periodo di riferimento.

I momenti della vendita però possono cambiare a seconda che si tratti di un bene o di un servizio:

  • per il bene, la vendita avviene quando si verifica il passaggio di proprietà, quindi alla consegna dell’oggetto al compratore ma nel caso di un immobile, ad esempio, si realizza alla firma dell’atto di vendita;
  • per il servizio, la vendita avviene al momento della sua erogazione con il pagamento del corrispettivo oppure, se il pagamento avviene prima del completamento della prestazione, con il rilascio di una ricevuta d’acconto. 

Il costo di competenza è, invece, il valore delle risorse che sono state impiegate per realizzare la vendita del bene o del servizio. Questo viene registrato alla sua maturazione o alla conclusione del ciclo produttivo e va al di là della data di pagamento per la vendita.

Questa logica è alla base degli strumenti tipici della contabilità ordinaria:

  • i ratei attivi e passivi, che rappresentano le quote di ricavi o costi maturati ma non ancora incassati/pagati;
  • i risconti attivi e passivi, che rappresentano le quote di costi o ricavi già pagati/incassati ma di competenza degli esercizi futuri;
  • gli accantonamenti, i costi stimati che si riferiscono all’esercizio corrente ma saranno sostenuti in futuro.

Questa distinzione tra i due principi è importante anche per la gestione della contabilità: il principio di cassa ha, generalmente, una gestione più semplice; mentre il principio di competenza ha una gestione più articolata, che richiede una particolare attenzione.

Donna con la calcolatrice che effettua la registrazione delle operazioni contabili seguendo i principi di cassa e di competenza.

Differenza tra IVA per cassa e principio di cassa

Questi due termini vengono spesso confusi, ma indicano due concetti ben distinti. Il principio di cassa riguarda la contabilità e il calcolo del reddito. L’IVA per cassa è un’opzione separata che permette di liquidare l’IVA solo sulle fatture effettivamente incassate (o comunque entro un anno dall’operazione), ed è disponibile anche per chi adotta la contabilità per competenza.

I pagamenti a cavallo d’anno: come comportarsi

Una delle domande che mi viene rivolta più spesso, e che genera più dubbi nella pratica, è quella che riguarda il comportamento da tenere con i pagamenti a cavallo dell’anno. Quelli, per interderci, che avvengono a ridosso del 31 dicembre o dei primissimi giorni di gennaio.

La regola generale è: conta il momento in cui hai effettivamente la disponibilità della somma. Ma l’applicazione concreta dipende anche dallo strumento di pagamento.

Vediamo le differenze in base al tipo di pagamento utilizzato.

Contanti — Il denaro è disponibile nel momento in cui lo si riceve fisicamente. Se il cliente effettua il pagamento il 31 dicembre, quel compenso è dell’anno in corso; se il pagamento avviene il 2 gennaio, è del nuovo anno.

Bonifico bancario — La data rilevante è la “data disponibile” indicata sull’estratto conto, ovvero il giorno in cui si può effettivamente disporre della somma. Attenzione: non sempre coincide con la data di esecuzione del bonifico da parte del cliente.

Assegno — Viene tenuta in considerazione la data in cui il titolo di credito entra nella disponibilità del beneficiario.

Carta di credito o di debito — Generalmente vale il rilevamento della data di accredito sul conto corrente.

Incasso parziale — Il principio di cassa si applica proporzionalmente: se si incassa solo una parte della fattura entro il 31 dicembre, solo quella parte entra nel reddito dell’anno corrente. Il resto sarà tassabile nell’anno in cui viene effettivamente incassato.

Il consiglio pratico che mi sento di dare ai miei clienti è quello di fare, in prossimità della fine dell’anno, una riconciliazione attenta tra le fatture emesse e gli incassi reali risultanti dall’estratto conto. Questo lavoro — che si può svolgere in collaborazione con l’assistente virtuale amministrativa e contabile — è essenziale per evitare errori nella dichiarazione dei redditi.

Il regime forfettario e il principio di cassa

Con l’adesione al regime forfettario, viene applicato automaticamente il principio di cassa. È la legge stessa a prevederlo (art. 1, commi 54–89, Legge 190/2014), con l’obiettivo di semplificare la gestione amministrativa e fiscale di chi adotta questo regime agevolato.

In concreto significa che i ricavi diventano imponibili solo quando vengono effettivamente incassati, non quando viene emessa la fattura.

Nel regime forfettario non si deducono i costi in modo analitico. Si applica un coefficiente di redditività — che varia a seconda del codice ATECO della tua attività — al totale dei compensi incassati nell’anno. Il risultato è la base imponibile su cui si calcola l’imposta sostitutiva del 15% (o del 5% per i primi 5 anni in caso di nuova attività).

Il principio di cassa e la soglia degli 85.000 €

Uno degli aspetti più delicati riguarda il calcolo della soglia massima dei ricavi per rimanere nel forfettario, attualmente fissata a 85.000 € annui.

Anche qui vale il principio di cassa: contano i compensi effettivamente incassati nell’anno, non le fatture emesse.

In caso di superamento della soglia, bisogna tenere in considerazione due possibilità:

  • se i compensi e i ricavi non superano i 100.000 €, è possibile conservare il regime forfettario per l’anno in corso ma, per l’anno successivo è obbligatorio il passaggio al regime ordinario;
  • se i compensi e i ricavi superano i 100.000 €, avviene la perdita immediata del diritto all’accesso al regime forfettario e occorre passare subito al regime ordinario con l’applicazione dell’IVA.

Come visto, occorre monitorare gli incassi reali e, nel calcolo dei compensi incassati, bisogna prestare attenzione non solo alla data di emissione della fattura ma soprattutto alla data effettiva dell’incasso.

Una gestione disordinata può portare ad errori nel conteggio e ad un possibile superamento involontario della soglia con relativi problemi fiscali.

Scrivania con computer, calcolatrice, pos e documenti per la gestione e la registrazione delle operazioni contabili secondo il principio di cassa e quello di competenza

I pro del principio di cassa

Il principio di cassa presenta diversi vantaggi, soprattutto per freelance e professionisti.

Questi i principali punti a favore da tenere in considerazione:

  • la tassazione sugli importi realmente ricevuti, che consente di evitare problemi di liquidità e poter gestire meglio il flusso di cassa;
  • la gestione più semplice della contabilità con meno registrazioni, meno assestamenti contabili e una verifica più semplice e veloce delle entrate;
  • il maggiore controllo finanziario che permette di avere una visione più concreta delle disponibilità economiche.

I contro del principio di cassa

Anche se più semplice, il principio di cassa richiede attenzione e ci sono degli aspetti importanti da non sottovalutare:

  • il controllo costante degli incassi con una verifica precisa e puntuale delle date dei bonifici e dei pagamenti ricevuti a fine anno;
  • il rischio di disorganizzazione se non si ha un metodo stabilito per controllare le fatture emesse, quelle incassate e i compensi ancora da ricevere;
  • le possibili conseguenze sul regime forfettario dovute a inesattezze nel calcolo con il superamento della soglia prevista per la permanenza nel regime.

Tra i tanti impegni quotidiani, le scadenza da rispettare e le consegne dei lavori può diventare estremamente complicato, se non molto difficile, fare tutto in autonomia.

Gli errori, purtroppo, possono capitare e i più comuni da evitare sono proprio quelli che riguardano la confusione nella gestione fiscale e l’aggiornamento della contabilità.

Come organizzare la contabilità in modo semplice

Conoscere la differenza tra il principio di cassa e di competenza permette, quindi, di pianificare meglio la liquidità dell’azienda, gestire con consapevolezza la soglia del forfettario, affrontare senza sorprese eventuali cambi di regime nell’attività professionale.

Nella pratica quotidiana, tuttavia, questi calcoli richiedono precisione, aggiornamento costante e attenzione ai dettagli.

Una buona organizzazione amministrativa e contabile permette di evitare stress e problemi fiscali, soprattutto a fine anno, quando si è alle prese con le stampe fiscali e i pagamenti a cavallo tra dicembre e gennaio possono complicare notevolmente il quadro.

Se hai bisogno di supporto nella gestione delle fatture e dei documenti fiscali contattami senza impegno e valuteremo insieme la tua situazione.

La mia esperienza ventennale nel settore e la mia competenza tecnica ti possono aiutare nella gestione fiscale, facendoti risparmiare tempo e permettendoti di lavorare con maggiore tranquillità.

La tua attività professionale merita di essere seguita con attenzione e io sono qui per aiutarti a farlo con cura e professionalità.

Freelance e prestazioni di servizi all’estero: la guida fiscale completa

Freelance e prestazioni di servizi all’estero: la guida fiscale completa

Freelance e prestazioni di servizi all’estero: la guida fiscale completa

Hai ricevuto la tua prima proposta di collaborazione da un cliente straniero e non sai come gestire la fattura? Oppure lavori già con l’estero ma hai mille dubbi su IVA, ritenute e dichiarazioni?

Se sei un freelance, libero professionista o consulente che offre prestazioni di servizi all’estero può capitare di avere dei dubbi sulla gestione dei rapporti fiscali con i clienti esteri.

In questa guida, scoprirai come funziona l’articolo 7-ter del DPR 633/72 (che stabilisce le regole di territorialità IVA per le prestazioni di servizi), quando applicare correttamente l’IVA e quali obblighi dichiarativi rispettare per evitare errori e sanzioni.

Chi è il freelance che vende servizi all’estero

Prima di entrare nel dettaglio fiscale, chiariamo per chi è stata pensata questa guida che raccoglie le informazioni più importanti per la gestione fiscale dei rapporti con l’estero.

Questa guida è pensata per te se:

  • sei un libero professionista con Partita IVA (anche in regime forfettario);
  • vendi servizi intellettuali o consulenziali (come grafica, web design, sviluppo software, copywriting, traduzione, consulenza marketing, coaching, formazione online, etc.);
  • hai clienti all’estero (Unione Europea o extra-UE);
  • lavori da remoto senza spostarti fisicamente nel Paese del cliente.

Se vendi prodotti fisici (e-commerce, artigianato) e hai rapporti commerciali con l’estero, le regole sono diverse e puoi approfondire leggendo l’articolo dedicato agli esportatori abituali , oltre a quello dedicato alla gestione delle fatture di acquisto estere.

Freelance donna al computer che offre prestazioni di servizi con l'estero

Residenza fiscale: il punto di partenza fondamentale

Prima di capire come procedere per il pagamento delle imposte, occorre definire dove è stabilita la tua residenza fiscale.

Secondo l’articolo 2 del TUIR (Testo Unico delle Imposte sui Redditi), una persona è considerata residente fiscale in Italia se per più di 183 giorni all’anno si verifica almeno uno di questi tre criteri:

  • ha la residenza anagrafica in un Comune italiano;
  • ha il centro dei tuoi interessi personali ed economici in Italia (famiglia, casa di proprietà, attività principale);
  • soggiorna stabilmente in Italia.

Se rientri in almeno uno di questi criteri, sei fiscalmente residente in Italia anche se collabori con clienti esteri o lavori da remoto per aziende straniere.

Questo ha delle importanti conseguenze sulla tua gestione fiscale:

  • i tuoi redditi prodotti all’estero devono essere dichiarati in Italia;
  • le imposte sui tuoi redditi devono essere versate in Italia;
  • per esercitare il tuo lavoro è necessario mantenere la Partita IVA italiana e rispettare gli obblighi fiscali italiani.

Cosa succede se invece ti trasferisci all’estero?

Se, per determinate ragioni, decidi di trasferirti stabilmente in un altro Paese (più di 183 giorni), potresti dover effettuare alcune azioni, necessarie per regolarizzare la tua posizione fiscale:

  • richiedere la cancellazione dall’anagrafe italiana;
  • iscriverti all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero);
  • valutare il trasferimento della residenza fiscale.

Se il tuo desiderio è poi quello di lavorare viaggiando poi valutare la figura del nomade digitale, ovvero un professionista che si sposta in diversi luoghi del mondo e svolge la sua attività completamente da remoto. Anche in questo caso, è meglio informarsi bene sugli aspetti fiscali e contabili prima di procedere con questa scelta.

Come funziona la tassazione dei servizi venduti all’estero

Una delle riflessioni più importanti da fare è capire come vengono tassati i servizi venduti ai clienti esteri.

Per quanto riguarda l’Italia, un freelance residente nel nostro Paese è soggetto alla tassazione anche sui redditi esteri, salvo quanto previsto dalle convenzioni contro le doppie imposizioni (aspetto che approfondiremo più avanti).

Il reddito viene tassato esclusivamente in Italia, nella maggior parte dei casi, se:

  • il cliente estero non ha una sede operativa in Italia;
  • il lavoro viene svolto da remoto dall’Italia (o comunque non hai una “base fissa” all’estero);
  • esiste una convenzione contro la doppia imposizione tra l’Italia e il Paese del cliente.

L’Art. 7-ter: quando non devi applicare l’IVA

Eccoci alla norma più importante per i freelance che vendono servizi all’estero: l’articolo 7-ter del DPR 633/72.

Questo articolo stabilisce che le prestazioni di servizi rese a committenti esteri sono considerate territorialmente rilevanti nel Paese del committente, non in Italia.

Questo significa che, quando vendi un servizio a un cliente estero, l’operazione segue determinate regole, ovvero è considerata non imponibile ai fini IVA in Italia (non devi applicare l’IVA italiana) e soggetta eventualmente all’IVA del Paese del committente, secondo la normativa prevista su quel territorio.

Quando si applica l’Art. 7-ter?

L’articolo 7-ter si applica quindi quando:

  1. il committente è stabilito all’estero (UE o extra-UE);
  2. il committente è un soggetto passivo IVA (B2B – Business to Business);
  3. il servizio rientra nella regola generale dell’Art. 7-ter (servizi generici).

Se la tua situazione è molto specifica o hai dei dubbi confrontati con l’Assistente Virtuale Amministrativa e Contabile competente in queste materie che può aiutarti a fare chiarezza su argomenti così delicati e complessi.

Freelance al lavoro che calcola tasse seguendo le leggi sulle prestazioni di servizi all'estero

Servizi generici e servizi specifici

Per l’applicazione corretta dell’articolo è inoltre, di fondamentale importanza, distinguere tra due categorie di servizi: generici e specifici.

I servizi generici (Art. 7-ter – regola generale) sono i servizi di consulenza, i servizi digitali (grafica e design, sviluppo software), le attività di marketing, coaching e formazione che possono essere svolti anche a distanza.

Per questa tipologia di servizi, la territorialità segue la sede del committente.

I servizi specifici sono invece i servizi che legati alla presenza fisica del professionista per poter essere svolti come, ad esempio, i servizi relativi a beni immobili, di ristorazione, quelli definiti culturali, artistici e sportivi.

Per i freelance “digitali”, nella maggior parte dei casi si applica l’Art. 7-ter.

Bisogna anche ricordare che l’imposta di bollo da €2,00 è obbligatoria sulle fatture emesse per prestazioni di servizi “generiche” a clienti non residenti, UE o extra-UE ai sensi dell’art. 7-ter del D.P.R. 633/1972, se l’importo supera i €77,47. Essendo operazioni “fuori campo IVA” per territorialità, l’imposta di bollo è dovuta in alternativa al tributo IVA. 

Fatturazione per regime forfettario e clienti esteri: cosa cambia

Se operi in regime forfettario, lavorare con clienti esteri comporta alcune specificità che vanno tenute in considerazione per evitare errori e dimenticanze nella tua gestione fiscale e amministrativa.

Ecco, in sintesi, le regole generali per la gestione fiscale dei rapporti tra regime forfettario ed estero:

  • non occorre applicare l’IVA in fattura;
  • non occorre applicare la ritenuta d’acconto;
  • devi indicare “operazione non soggetta art. 7-ter” oppure utilizzare il reverse charge per le operazioni in ambito UE;
  • paghi l’imposta sostitutiva sul reddito;
  • puoi versare i contributi INPS anche sui compensi esteri.

Tieni poi sempre in considerazione che il limite dei ricavi per il regime forfettario è di 85.000 euro annui e che entrano nella somma anche i ricavi derivanti da prestazioni fornite a clienti esteri.

In caso di superamento del limite, sarai purtroppo costretto ad uscire dal regime forfettario dall’anno successivo. Ecco perché conviene tenere sempre monitorato il proprio andamento annuo per comprendere la situazione fiscale e pianificare, di conseguenza, le attività professionali.

Prestazioni occasionali all’estero: le regole

Se, invece, non hai Partita IVA e svolgi prestazioni occasionali per clienti esteri, le regole da tenere in considerazione sono ancora più semplici.

Le caratteristiche delle prestazioni occasionali con l’estero da tenere in considerazione sono infatti:

  • il limite annuo di 5.000 euro di compensi totali (italiani + esteri) per la soglia contributiva INPS;
  • nessuna IVA da applicare;
  • nessuna ritenuta d’acconto;
  • nessuna marca da bollo necessaria (anche sopra 77,47 euro).

Ricordati però di un aspetto molto importante: se superi i 5.000 euro di compensi totali o lavori in modo continuativo, dovrai necessariamente tenere in considerazione l’apertura della Partita IVA per poter svolgere la tua attività professionale.

Partita IVA intracomunitaria e VIES

Se lavori abitualmente con clienti dell’Unione Europea, potresti aver sentito parlare di Partita IVA intracomunitaria e VIES: sono due sistemi di gestione dei rapporti di scambio di beni e servizi all’interno del mercato europeo. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

La Partita IVA intracomunitaria è un codice identificativo che permette di effettuare operazioni commerciali con altri Paesi UE e si compone della sigla del Paese (per Italia) e del numero di Partita IVA nazionale.

Il VIES (VAT Information Exchange System) è il sistema di scambio informazioni IVA tra Paesi UE e occorre iscriversi al VIES se hai Partita IVA e se effettui operazioni intracomunitarie (acquisti o vendite con soggetti UE).

L’iscrizione è gratuita e si può effettuare online tramite Fisconline o Entratel, compilando il modello “Dichiarazione di inizio attività/variazione dati/cessazione attività ai fini IVA“.

Intrastat: quando è obbligatorio per i servizi

L’Intrastat è il sistema obbligatorio di dichiarazione degli scambi di beni e servizi tra titolari di partita IVA residenti in Paesi membri dell’Unione Europea.

Le soglie da rispettare sono due a seconda delle prestazioni rese o ricevute:

  • per i servizi resi (prestazioni attive a clienti UE) la dichiarazione, con presentazione trimestrale, è sempre obbligatoria se l’ammontare è superiore a 50.000€;
  • per i servizi ricevuti (acquisti passivi) la dichiarazione, con presentazione mensile, è obbligatoria se il totale è pari o superiore a 100.000 euro.

Per i soggetti che adottano il regime forfettario, l’articolo 38, comma 5, del D.L. 331/1993 stabilisce una soglia annua di 10.000 euro per gli acquisti intracomunitari di beni. Il superamento di tale limite comporta l’applicazione dell’IVA secondo la normativa ordinaria vigente in Italia.

Per fare chiarezza su questi aspetti così delicati e per avere una gestione fiscale corretta valuta anche la possibilità di un servizio di consulenza personalizzata che può offrirti l’Assistente Virtuale specializzata in Amministrazione e Contabilità.

Le convenzioni contro la doppia imposizione

Un aspetto importante quando si lavora con l’estero sono le convenzioni tra i Paesi contro le doppie imposizioni: si tratta di accordi internazionali tra Stati che stabiliscono dove sia necessario pagare le imposte, per evitare che lo stesso reddito venga tassato due volte (una volta in Italia e una volta all’estero).

Per le prestazioni di servizi professionali, nella maggior parte delle convenzioni, la tassazione avviene nel Paese di residenza del freelance. 

I Paesi con la convenzione

L’Italia ha stipulato convenzioni con oltre 100 Paesi, inclusi tutti i paesi UE, USA, UK, Svizzera, Canada, molti Paesi asiatici e sudamericani

Per conoscere esattamente se il Paese con il quale collabori aderisce agli accordi, puoi consultare la pagina dedicata presente sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

Se invece lavori con un Paese senza convenzione, esiste il rischio teorico di doppia tassazione. In questo caso, potresti dover pagare le tasse all’estero e puoi richiedere un credito d’imposta in Italia per le imposte già versate oltre confine.

Ti suggerisco, quindi, per evitare errori o inadempienze, prima di accettare incarichi con un Paese estero, di verificare la presenza della convenzione.

Freelance che mostra il suo lavoro da remoto al cliente e offre prestazioni di servizi all'estero

Obblighi contabili e conservazione dei documenti fiscali

Ricordati, infine, che anche se lavori con clienti appartenenti alla UE o Extra UE, hai gli stessi obblighi di conservazione dei documenti fiscali e dovrai custodire con cura, avendoli sempre a disposizione, i contratti con i clienti esteri, le fatture emesse, i bonifici, le prove di pagamento, i preventivi di collaborazione e i documenti legati all’attività professionale.

I documenti vanno poi conservati per 10 anni dalla data dell’operazione, come avviene per tutte le stampe fiscali in caso di verifiche e accertamenti.

Questa attività può risultare particolarmente complessa da gestire ma è fondamentale per ritrovare velocemente i documenti in caso di controlli fiscali. Se hai molta difficoltà, questo può essere un chiaro segnale che ti occorre l’aiuto concreto dell’Assistente Virtuale Amministrativa e Contabile.

Strategie pratiche per gestire la fiscalità con l’estero

Ecco infine alcuni consigli operativi per semplificare la gestione fiscale dei tuoi rapporti internazionali.

Verifica sempre la Partita IVA del cliente UE: prima di emettere fattura, controlla che la Partita IVA intracomunitaria del cliente sia valida usando il sistema VIES dell’Agenzia delle Entrate.

Monitora i pagamenti in valuta estera, considera le commissioni di cambio (3-5% con banche tradizionali) e tieni traccia del tasso di cambio al momento dell’incasso (serve per la dichiarazione).

Nel tuo sistema contabile (anche un semplice foglio Excel), tieni separati i compensi italiani da quelli esteri per monitorare il peso dell’estero sul fatturato, semplificare la dichiarazione dei redditi e verificare eventuali obblighi Intrastat, nonché il limite dei ricavi per operare con il regime forfettario.

Errori comuni da evitare

Ecco gli errori più frequenti che possono accadere nei rapporti con clienti esteri e che è bene tenere in considerazione.

Applicare l’IVA per abitudine: anche se sei abituato a fatturare con IVA per i clienti italiani, ricorda di NON applicarla per i clienti esteri (Art. 7-ter).

Dimenticare la dicitura dell’Art. 7-ter: senza la dicitura corretta, la fattura potrebbe essere contestata. Inserisci sempre il riferimento normativo.

Non verificare la Partita IVA intracomunitaria, se la P.IVA del cliente UE non è valida o non esiste, l’operazione potrebbe essere considerata B2C con regole diverse.

Dimenticare di dichiarare i compensi esteri: anche se non hai trattenute o IVA, devi comunque dichiarare i compensi esteri nel Modello Redditi. L’omissione è un illecito fiscale.

Confondere servizi e beni: le regole per i servizi (Art. 7-ter) sono diverse da quelle per i beni (Art. 41). Una consulenza con l’Assistente Virtuale Amministrativa e Contabile può aiutarti in caso di dubbi.

Conclusione: lavorare con l’estero è più semplice di quanto pensi

Se già la gestione delle attività amministrative e contabili per il territorio italiano possono essere complesse, lavorare anche con l’estero può rappresentare una complicazione in più ma non devi spaventarti.

Come Assistente Virtuale Amministrativa e Contabile, con più di 20 anni di esperienza, posso darti una mano concreta con le procedure fiscali legate ai clienti internazionali: le tue pratiche saranno gestite con tranquillità e competenza; la tua fiscalità sarà in ordine, facile da consultare e da recuperare.

Se senti il bisogno di impostare correttamente la tua attività e i tuoi rapporti fiscali internazionali, contattami senza impegno e valuteremo insieme la tua situazione.

Lavorare con l’estero è una grande opportunità per far crescere il tuo business e ampliare i tuoi orizzonti professionali. Con la giusta organizzazione fiscale, puoi farlo in totale serenità e conformità alle norme.

La tua attività professionale merita di essere seguita con attenzione e io sono qui per aiutarti a farlo con cura e competenza.

Il regime forfettario: cos’è e quando può essere applicato

Il regime forfettario: cos’è e quando può essere applicato

Il regime forfettario: cos’è e quando può essere applicato

Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato applicabile in Italia alle attività di impresa, arti e professioni. È stato introdotto per semplificare gli adempimenti fiscali e ridurre la burocrazia per i piccoli imprenditori e professionisti.

È importante notare che il regime forfettario non è applicabile a tutte le attività e vi sono alcune limitazioni e condizioni da considerare. Pertanto, è consigliabile consultare la tua assistente virtuale contabile o un esperto fiscale per valutare se questo regime sia vantaggioso per la propria situazione.

COSA SIGNIFICA REGIME FORFETTARIO?

Poter usufruire del regime forfettario significa avere accesso ad un regime conveniente, con un’aliquota di tassazione ridotta per i primi 5 anni di attività, minor burocrazia e l’esenzione dell’applicazione dell’iva in fattura.

Questo regime è stato introdotto in Italia con la Legge n. 190/2014 e sostituisce tutti gli altri regimi agevolati: il regime dei minimi, il regime delle nuove iniziative produttive e il regime per gli “ex minimi”.

I REQUISITI E I LIMITI DI ACCESSO PER IL REGIME FORFETTARIO

Tasse ridotte e semplificazioni fiscali fanno gola ai titolari di partita iva, soprattutto se l’attività economica è appena avviata.
Ma per poter accedere a questo regime agevolato ci sono dei requisiti da rispettare:

  • essere una persona fisica che esercita un’attività d’impresa, di arte o di professione, quindi un libero professionista o una ditta individuale
  • il limite di 20.000 per spese sostenute per personale dipendente
  • i compensi e i ricavi annui non devono superare la cifra di €85.000

Come si calcola il limite di €85.000?

La legge di bilancio del 2023 ha alzato il tetto da €65.000 a €85.000. Attenzione! Questa cifra si riferisce a ricavi e compensi, non al reddito. Significa quindi che vanno sommate tutte le entrate escluse le uscite, di tutte le attività svolte (ad esempio se si hanno più codici Ateco).

Cosa succede al superamento del limite? Sempre la legge di bilancio del 2023 stabilisce che:

  • Entro i €100.000 il regime forfettario va mantenuto per l’anno corrente, ma con obbligo di passaggio al regime ordinario per l’anno successivo;
  • Oltre i €100.000 il regime forfettario va immediatamente sostituto e va da subito applicata l’IVA in fattura.

In entrambi i casi, il nuovo regime deve essere mantenuto per due anni. Dopo tale termine, se si rispettano i requisiti del regime forfettario, questo può essere nuovamente applicato.

LA TASSAZIONE DEL REGIME FORFETTARIO: CALCOLO ED ESEMPI PRATICI

Questo regime è definito agevolato perché consente una minor tassazione, calcoli più semplici e burocrazia più snella.
Qual è quindi l’aliquota da applicare?
L’imposta è fissa ed è pari al 15%. E’ prevista inoltre un’ulteriore riduzione al 5% per i primi 5 anni di attività, se si rispettano i seguenti requisiti:

  • non aver esercitato nei 3 anni precedenti l’inizio dell’attività, alcuna attività professionale o d’impresa, o artistica, in forma familiare o associata
  • l’attività che si intende avviare non deve essere una prosecuzione di quella precedentemente svolta in forma di lavoro dipendente o autonomo, a meno che tale attività non consista in un periodo di pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni
  • se l’attività che si intende svolgere era in precedenza svolta da altro soggetto, si deve tener conto dell’ammontare dei compensi dell’anno d’imposta precedente a quello di riconoscimento del beneficio, i quali non devono superare il limite di €85.000

Inoltre le tasse vanno applicate solo sui compensi effettivamente incassati nel periodo d’imposta poiché il regime forfettario segue il principio di cassa e non di competenza.

Ma vediamo nel dettaglio i vari passaggi per determinare imposte e guadagni.

1. INDIVIDUARE IL CODICE ATECO E IL COEFFICIENTE DI REDDITIVITÀ

Ogni attività viene identificata da un codice numerico chiamato codice Ateco, ed ogni codice Ateco ha un coefficiente di redditività che viene stabilito dall’Agenzia delle Entrate ed è necessario per individuare il reddito imponibile su cui andranno applicate le tasse. Esempio: per attività di servizi di alloggio e ristorazione i codici Ateco sono 55-56, con un coefficiente di redditività del 40%.

2. CALCOLARE IL REDDITO IMPONIBILE

Per trovare il reddito imponibile su cui applicare l’imposta sarà sufficiente moltiplicare il compenso totale dell’anno con il coefficiente di redditività.
Esempio: compenso annuo lordo di €50.000 con un coefficiente di redditività del 78% 50.000 x 78% = 39.000 reddito imponibile


3. CALCOLARE I CONTRIBUTI INPS

Non bisogna dimenticare che anche i titolari di partita iva hanno l’obbligo di versare i contributi INPS. Il valore si trova moltiplicando il reddito imponibile per un valore percentuale fisso predefinito.

Esempio: reddito imponibile €39.000 e percentuale per gestione separata INPS del 26,07% 39.000 x 26,07% = 10.167 contributi INPS

4. DETERMINARE L’IMPOSTA DA VERSARE

Ora che abbiamo individuato il reddito imponibile e i contribuiti INPS, possiamo facilmente calcolare le imposte da versare. Dal reddito imponibile vanno sottratti i contributi, e il totale moltiplicato per 15% (o 5% se in possesso dei requisiti).

Esempio: reddito imponibile €39.000, contribuiti INPS €10.167, tassazione al 5%

(39.000 – 10.167) * 5% = 1.142 imposte

Quindi, in questo esempio di tassazione in regime forfettario su €50.000 di compenso lordo, tolti l’imposta sostitutiva e i contribuiti INPS, il netto guadagnato è di €38.691.

LE CAUSE DI ESCLUSIONE DAL REGIME FORFETTARIO

Sono esclusi dal regime forfettario:

  • Tutti i non residenti in Italia, a meno che non risiedano in uno degli Stati membri dell’UE o aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo e che producano almeno il 75% del reddito in Italia;
  • Le persone fisiche che si avvalgono di regimi speciali ai fini Iva o di regimi forfettari di determinazione del reddito;
  • Le persone fisiche che esercitano l’attività nei confronti di datori di lavoro con i quali erano intercorsi rapporti di lavoro nei due precedenti periodi d’imposta, fatta eccezione per chi inizia una nuova attività dopo aver svolto la pratica obbligatoria ai fini dell’esercizio di arti o professioni;
  • Le persone fisiche che nell’anno precedente hanno percepito reddito di lavoro dipendente eccedenti l’importo di €30.000, tranne nei casi in cui il rapporto di lavoro sia cessato;
  • I soggetti che effettuano cessioni di fabbricati o porzioni di fabbricato, terreni edificabili o mezzi di trasporto nuovi;
  • I soggetti che partecipano a società di persone, associazioni professionali o imprese familiari, oppure controllano srl o associazioni in partecipazione.

OBBLIGO DELLA FATTURAZIONE ELETTRONICA PER IL REGIME FORFETTARIO

Con il Decreto Legge n. 36/2022 dal 1° gennaio 2024 l’obbligo della fatturazione elettronica viene esteso a tutti i contribuenti in regime forfettario.

Per non incorrere in sanzioni, è necessario rispettare i termini di emissione per la fattura elettronica:

La fattura elettronica immediata va inoltrata entro 12 giorni dalla data dell’operazione a cui il documento si riferisce

La fattura elettronica differita va inoltrata entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione

Rispettare questi termini permette di evitare sanzioni tra il 5% e il 10% dell’imposta dei corrispettivi non documentati o registrati, o da 250€ a 2.000€ a seconda della gravità e della ricorrenza della violazione.

Se non hai i requisiti per accedere a questo regime, la soluzione per te potrebbe essere il regime di contabilità ordinaria o semplificata.

Se desideri prendere una decisione informata sulla selezione del regime fiscale più adatto alle tue esigenze e massimizzare i benefici fiscali per la tua attività, è fondamentale fare una consulenza con la tua assistente virtuale contabile.

Grazie alle competenze e conoscenze approfondite delle normative fiscali, potrà fornirti consulenza personalizzata e guidarti nella scelta migliore per ottimizzare la tua situazione fiscale. Non esitare a contattarmi per ricevere assistenza professionale e completa in materia fiscale.

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